
Itinerari.
La Sede della mostra.
Percorsi gonzagheschi.
San Martino dall'Argine.
I monumenti.
Piazza Castello (Piazza Martiri della Libertà).
Coronata da magnifici portici di grande effetto scenografico un tempo, verso il lato nord, sorgeva il castello dove risiedevano i Gonzaga di San Martino, poi demolito nel 1788.
Alcuni tratti dei portici sul lato est sono stati restaurati e riportati come erano in origine, col bugnato ben visibile, mentre quelli sul lato ovest hanno subito vari interventi murari che hanno nascosto il loro aspetto originario. La maggior parte di questi portici è riferibile al periodo tra fine Cinquecento e primo Seicento, tranne otto occhi dei portici del lato ovest (rivolti verso la chiesa Castello), che sono stati costruiti nell'Ottocento al fine di creare la simmetria con quelli del lato opposto. Di particolare importanza storica è l'edificio dove oggi hanno sede la biblioteca comunale e la sala civica che, come ricorda una lapide di marmo posta all'ingresso, nel 1834 ha ospitato il primo asilo infantile rurale fondato da Ferrante Aporti.
Chiesa Castello.
Situata sul lato ovest dell’omonima piazza, rappresenta un monumento molto rilevante nel quadro dell'architettura religiosa in territorio mantovano nella seconda metà del Cinquecento. Fu costruita nel 1582 per volere di Scipione Gonzaga, uomo di vasta cultura che nacque a San Martino, divenne patriarca di Gerusalemme e cardinale. La chiesa sorse nel sito occupato da un edificio di culto, in parte demolito perché cadente, e da una torre di fortificazione, di cui rimangono tracce nella parte inferiore del campanile.
Il disegno della facciata è successivo alla costruzione ed è databile tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento. Al centro della facciata, all'interno di un tondo, è collocata l'immagine di San Martino a cavallo mentre taglia il mantello per dividerlo con il povero che gli è vicino. Ai lati quattro piccole statue raffigurano i santi protettori del paese: a sinistra Bonifacio e Fortunato, a destra Floro e Reparato.
La chiesa si sviluppa ad unica navata con cappelle laterali (tre per parte). Il pregevole soffitto a cassettoni è andato irrimediabilmente perduto in seguito al crollo del tetto nel 1990 ed oggi resta da ammirare un solo frammento superstite. Di notevole importanza sono le statue in stucco collocate entro le nicchie della navata e raffiguranti gli Apostoli e i Profeti, risalenti al tardo Cinquecento.
Nel presbiterio sono collocati l'altare maggiore, quasi completamente rovinato, e due palchi di cantoria in legno risalenti alla prima metà del Settecento.
La volta del presbiterio e il catino dell'abside sono decorati da nove affreschi di pregevole qualità riferibili al tardo Cinquecento cremonese, delimitati da una ricca incorniciatura a stucco e raffiguranti l'Eucarestia, i quattro evangelisti, la Trinità, l'Annunciazione, San Martino vescovo e Scipione Gonzaga.
Chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano (Dei Frati).
Si affaccia su via Garibaldi ed è comunemente detta "dei Frati" perché apparteneva, con l'annesso convento, ai Padri Minori Osservanti.
La chiesa, in mattoni a vista, fu edificata in epoca precedente alla costruzione del convento, e funge oggi da parrocchiale. La singolare facciata in cotto è del 1489 (la data è incisa su due mattoni applicati alla facciata), ma conserva archetti pensili di disegno prettamente romanico e pinnacoli sul timpano, oltre ad un rosone centrale.
Delle antiche strutture (secoli XIII - XIV) permane il campanile di mattoni, con guglia a punta arrotondata e finestrelle bifore. L'interno, a navata unica, si presenta sobrio e austero. Sulle pareti di sinistra rimangono alcune tracce di antichi affreschi del Quattrocento. Il pavimento è in antico cotto mantovano e il soffitto a cassettoni dipinti. Sul fondo della navata si apre il profondo presbiterio con volta a botte e piccole vele, sulle cui pareti vi sono tracce di dipinti.
Alla fine del XVI secolo la chiesa fu dotata sul lato destro di tre cappelle, pantheon delle famiglie più importanti di San Martino. Sulla parete destra possiamo inoltre ammirare i dipinti San Girolamo penitente datato 1584 ed attribuito a Cristoforo Magnani e la Visitazione di Teodoro Ghisi (sec. XVI).
Un altro quadro degno di rilievo è l'Annunciazione di Luigi Miradori detto il Genovesino (sec. XVII, metà) sulla parete sinistra.
Cappella Furga Gornini.
Nella cappella Furga Gornini possiamo ammirare una pala d’altare opera di Jacopo Borbone databile attorno all'anno1620. La pala raffigura San Francesco d’Assisi e San Diego d’Alcalà ai lati della Madonna col Bambino in trono e i committenti della famiglia Furga (Giacomo Furga, i suoi figli, la moglie Matilde Cerudoni e, alle spalle, la suocera). I Furga erano funzionari dei Gonzaga di San Martino e si occupavano dell’amministrazione delle loro terre.
Cappella di Santa Croce.
Nella cappella di Santa Croce è collocata una pala d'altare attribuita a Lorenzo Costa il Giovane (1537-1586) che rappresenta Sant'Elena e il rinvenimento della Vera Croce. Sotto il pavimento sono custodite le spoglie dei principi Gonzaga di San Martino: Carlo e la moglie Emilia Cauzzi, Scipione, Pirro e Ferdinando. Ciascun principe è commemorato da lapidi e monumenti funebri applicate alle pareti della cappella.
Cappella del SS. Rosario.
La cappella del SS. Rosario viene fatta erigere come sepolcro di famiglia da don Giacomo Vimercati, priore di San Martino dal 1624 al 1630. E' caratterizzata da un ricco arredo comprendente undici tele di Jacopo Borbone risalenti al 1616 e da una suggestiva decorazione parietale a stucco in cui sono inserite quattro statue di santi. Sopra l'altare ligneo è collocata la statua della madonna del rosario incorniciata da una struttura dorata in cui sono inserite sei formelle a bassorilievo.
Casa natale di don Ferrante Aporti.
Al n. 45 di via Garibaldi incontriamo la casa dove il 20 novembre 1791 nacque don Ferrante Aporti. La lapide di marmo a fianco dell'ingresso fu collocata dal Comune nel 1891 in occasione del primo centenario della nascita.
La casa degli Aporti.
Un palazzetto a tre piani con facciata in stile neoclassico e stella a otto punte al centro del timpano. La parte destra della facciata è stata riadattata a metà Ottocento, per volontà di Ferrante Aporti, allo scopo di creare una simmetria con la parte sinistra. La casa è stata abitata dalla famiglia Aporti dal 1807 fino alla morte dell'ultimo erede avvenuta nel 1928. Attualmente è sede di abitazione privata. In passato al centro di piazza Aporti esisteva un pozzo, oggi demolito, per il bisogno idrico delle famiglie che abitavano nella zona.