
Itinerari.
La Sede della mostra.
Percorsi gonzagheschi.
Sabbioneta.
I monumenti.
Cinta muraria e porte.
La cinta muraria, a forma di esagono irregolare, venne eretta in più fasi, i primi lavori risalgono al 1554. Porta Vittoria, la più antica delle due porte, fu costruita intorno al 1565 e costituì per tutto il periodo gonzaghesco il principale accesso alla città. Sulla facciata in mattoni a vista una lapide ricorda che "Vespasiano Marchese di Sabbioneta e suo fondatore volle chiamarla Porta Vittoria in segno di buon augurio".
Porta Imperiale edificata nel 1579, venne modificata nella prima metà del XIX secolo, con la costruzione dell’attuale timpano superiore che sostituì l’originaria loggia su pilastri, del tutto simile a quella di Porta Vittoria.
Palazzo Giardino.
È un edificio dall’aspetto esterno piuttosto modesto con la facciata intonacata di bianco in contrasto con il prezioso cornicione in quercia intagliato nel 1583. L’edificio, a due piani e di forma allungata, fu trasformato a partire dal 1578 e venne ultimato con il suo apparato decorativo nel 1588 circa. Si tratta di una villa suburbana inserita all’interno del circuito murario e fa parte della zona della città riservata esclusivamente al principe: luogo di delizie in cui il duca si ritirava per leggere, studiare e trovare sollievo dagli impegni di governo.
Nonostante il sobrio involucro, all’interno si scopre uno straordinario itinerario decorativo basato sulla vasta cultura letteraria di Vespasiano: probabilmente lo stesso duca diede precise indicazioni nella stesura del programma iconografico. Di particolare pregio il "Camerino delle Grazie", un piccolo ambiente con le pareti interamente decorate a grottesche; il piccolo ambiente svolgeva forse la funzione di spogliatoio riservato alle dame.
Galleria degli Antichi.
Il "Corridor grande" fu edificato tra il 1584 ed il 1586 per essere il contenitore delle collezioni del duca. La raccolta che comprendeva marmi antichi e anche trofei di caccia provenienti dalle raccolte imperiali di Praga, rimase all’interno dell’edificio fino al 1773, quando furono trasferite nel palazzo dell’Accademia di Mantova. Oggi i marmi restaurati sono esposti nella galleria di Palazzo Ducale e in Palazzo San Sebastiano, entrambi nel capoluogo.
La decorazione ad affresco delle pareti fu realizzata nel 1587 da Giovanni e Alessandro Alberti, aretini, i quali dipinsero le prospettive dei lati corti e le figure allegoriche delle pareti lunghe. Le panoplie, i festoni, i vasi e gli stemmi sono da riferire invece a loro collaboratori. Il soffitto ligneo, un tempo dipinto d’azzurro, presenta nei cassettoni piccole rosette dorate. Il pavimento era in origine lastricato con mattonelle quadrate in cotto.
Colonna di Pallade Atena.
Fu eretta, per volontà del duca Vespasiano Gonzaga, nel 1584 all’estremità settentrionale della Piazza d’Armi, quale centro ideale della città. Vuole la tradizione che la colonna e la statua di Atena facessero parte del bottino razziato dal padre di Vespasiano, Rodomonte, durante il Sacco di Roma del 1527. La colonna d’ordine corinzio, rastremata e scanalata, e la statua di Atena sono di epoca classica. Il capitello e la base sono fusioni in bronzo, opera del viadanese Andrea Cavalli (1583) come appare inciso sullo zoccolo. Fu collocata nella posizione attuale, al centro di Piazza d’Armi dal lato della Galleria degli Antichi, solo nei primi decenni del Novecento.
Teatro all’Antica.
Fu costruito tra il 1588 ed il 1590 dall’architetto vicentino Vincenzo Scamozzi ed è l’edificio più importante della città; riveste un ruolo di primaria importanza nell’ambito degli edifici teatrali: costituisce infatti il primo esempio di teatro stabile, costruito dal nulla, non vincolato da strutture preesistenti. L’elegante esterno è a due ordini; la fascia marcapiano reca l’iscrizione: "ROMA QVANTA FVIT IPSA RVINA DOCET" (Le stesse rovine insegnano quanto grande fu Roma). Sul palco sopraelevato vi è una scena fissa: l’originale fu distrutta nel Settecento, l’attuale è una ricostruzione realizzata alla fine del Novecento.
L’edificio fu completato nel febbraio del 1590 ed inaugurato con i festeggiamenti del carnevale. Dopo la morte di vespasiano il teatro, come tutta la città, conobbe un lungo periodo di decadenza. Fu nei secoli successivi adibito agli usi più svariati sino agli anni Cinquanta del secolo scorso quando iniziarono i lavori di restauro.
Palazzo Ducale.
Fu la dimora ufficiale del duca, composto di due piani con porticato rialzato e altana a torretta centrale, finestre con cornice marmoree e mensoloni che segnano la facciata. L’interno è costituito da una serie di sale e di ambienti affrescati e decorati da diversi artisti. Splendidi i soffitti di legni preziosi; spiccano nella Galleria degli Antenati i ventuno ritratti gonzagheschi in stucco, opera di Alberto Cavalli e le quattro statue lignee di personaggi a cavallo (Vespasiano Gonzaga e tre suoi ascendenti).
Chiesa dell’Incoronata.
Fu edificata nel biennio 1586-88 a pianta ottagonale. La struttura interna è costituita da otto grandi pilastri e tra di essi sono disposte otto cappelle sopra le quali corre il matroneo; sovrasta il tutto una cupola composta da otto grandi spicchi. All’interno i dipinti vennero effettuati intorno al 1768 da alcuni artisti casalasco-viadanesi. L’effetto di innalzamento prospettico creato dalla quadratura settecentesca spinge lo sguardo del fedele verso l’alto creando l’illusione che l’edificio sia più alto.
La chiesa dell’Incoronata fu scelta da Vespasiano per essere il suo mausoleo. All’interno è custodito il suo monumento funebre realizzato nel 1592 da Giovan Battista della Porta con rarissimi marmi policromi, al centro del quale fu collocata la statua bronzea di Vespasiano, opera dello scultore Leone Leoni. Nel 1988 durante i lavori di risanamento della pavimentazione fu ritrovata la tomba di Vespasiano Gonzaga. Nel sepolcro furono rinvenuti i resti ossei della famiglia ducale di Sabbioneta; sullo scheletro di Vespasiano fu ritrovato il "Toson d’Oro", monile rappresentativo dell’ordine cavalleresco più ambito e prestigioso del Rinascimento.
Chiesa dell’Assunta.
Sorge su un lato della Piazza Ducale: è notevole per alcuni dipinti di buona fattura e per la volta traforata della cappella del Santissimo Sacramento, progettata da Antonio Galli Bibiena; altri affreschi risalgono al diciottesimo secolo.
Museo di Arte sacra e del Tesoro Gonzaghesco.
Vi sono conservati quadri di pittori della zona, alcuni risalenti al Cinquecento, paramenti sacri molto antichi e si possono ammirare alcuni reperti archeologici ed altri oggetti legati alla storia di Sabbioneta. Tra questi ultimi è particolarmente importante, dal punto di vista storico, l’insegna cavalleresca del Toson d’Oro che Filippo II di Spagna nel 1585 assegnò a Vespasiano Gonzaga, duca di Sabbioneta.
Sinagoga.
Luogo di culto e di riunione della locale comunità ebraica, fu edificata nel 1824, su progetto dell’architetto Carlo Visioli; del 1840 sono gli stucchi della volta, che sembra una vela gonfiata dal vento, realizzati dall’artista svizzero Pietro Bolla.
Il tempio venne realizzato nella parte superiore di uno stabile che faceva parte di un gruppo di case abitate da ebrei. L’interno a pianta rettangolare, conserva un aspetto solenne; l’arredo è ancora costituito dai banchi di legno ottocenteschi, mentre l’Aron è all’interno di un bel cancelletto di ghisa e ferro battuto ai lati del quale pendono due lampade. Sul lato opposto colonne in finto marmo sostengono il sovrastante matroneo. Le pareti sono rifinite a stucco finto marmo di diversi colori. La volta è sostenuta da una serie di lesene alle pareti e da quattro colonne che alludono al tempio di Salomone.
Villa Pasquali: Chiesa Parrocchiale.
La chiesa, dedicata a S. Antonio Abate, è un autentico gioiello di architettura ed arte barocca costruita dal 1765 al 1785 su progetto dell’architetto Antonio Bibiena. La facciata in mattoni a vista presenta nella parte inferiore l’ordine dorico e nella parte superiore l’ordine ionico. L’edificio presenta una pianta a croce latina con una navata centrale a botte e da tre cappelle laterali. Le cupole si presentano a doppia calotta di cui l’inferiore è traforata come un pizzo: attraverso le loro aperture è possibile la visione della calotta superiore; il contrasto ha per risultato la sensazione di essere immersi nel cielo.
Vigoreto: Santuario della Beata Vergine delle Grazie.
Piccola chiesa francescana costruita nel 1554 sul luogo dove secondo la tradizione popolare sarebbero avvenuti fatti miracolosi ad opera di un’immagine mariana. Fu deciso, col consenso del card. Ercole Gonzaga, di fondare il Monte di Pietà e costruire sul posto una chiesa che potesse ricordare l’evento miracoloso. Fu luogo di preghiera e di meditazione per San Carlo Borromeo, allora cardinale, che qui sostò tre volte. Il convento di Santa Maria di Vigoreto, dell’ordine dei frati minori cappuccini, venne istituito nel 1565 e soppresso nel 1798 secondo le disposizioni napoleoniche.
Foto e testi di Alberto Sarzi Madidini.